15 settembre 2010 | Categorie: Scienza | Tag: , , , ,

Nel 1950, mentre lavorava presso il Los Alamos National Laboratory, il grande fisico italiano Enrico Fermi affermò ciò che sarebbe stato ricordato come il Paradosso di Fermi. Lo si può riassumere in una domanda: «Se l’universo brulica di civiltà aliene evolute, dove sono tutti quanti?». In quell’epoca si iniziava a parlare di esplorazione spaziale, e molti erano i ragionamenti e le speculazioni sull’esistenza di altre forme di vita intelligenti al di fuori della nostra. Le teorie in campo erano principalmente due: l’Ipotesi della rarità della Terra sosteneva che la vita sul nostro pianeta fosse scaturita da una combinazione estremamente improbabile di eventi. All’opposto vi era il Principio di mediocrità, estensione moderna del Principio copernicano, secondo cui la Terra non ha nulla di speciale, e quanto capitato qui potrebbe essere accaduto dovunque nel cosmo. Una quantificazione di tale mediocrità la si può ricavare dall’Equazione di Drake, costituita da nove parametri che concorrono a stimare il numero di civiltà evolutesi nella galassia, con le quali potremmo supporre di entrare in contatto. I parametri dell’equazione sono essi stessi una stima di quantità difficilmente misurabili e pertanto il risultato lascia ampio spazio ad entrambe le teorie sopra citate.

Le stelle son tante, ma l’universo è vasto. Coprire una distanza interstellare con una spesa energetica fisicamente ragionevole richiede qualche secolo ed è improbabile quindi che l’ipotetico vicino possa bussare alla nostra porta. Esiste però un’alternativa valida: comunicare a distanza. La radiazione elettromagnetica viaggia alla velocità della luce e la tecnologia richiesta per inviare e ricevere messaggi è decisamente meno onerosa di un viaggio spaziale.

Così, nel 1960, l’uomo inizia ad ascoltare il cielo. L’astronomo Frank Drake della Cornell University eseguì il primo progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) ascoltando con un radiotelescopio una porzione del cielo e memorizzando i risultati su un nastro per una successiva analisi. Non fu rilevato nulla di interessante. Tuttavia, il decennio successivo fu ricco di ricerche in materia, sull’onda dei grandi progetti di conquista dello spazio e del rapido sviluppo dell’elettronica. Nel 1971 il progetto ottenne il finanziamento della NASA, e nel 1979 l’Università di Berkeley lanciò il moderno progetto SERENDIP, in funzione tutt’oggi. L’orecchio utilizzato è l’imponente parabola di 305 metri di diametro del radiotelescopio più grande del mondo situato ad Arecibo, Puerto Rico.

In cinquant’anni di attività, nessun progetto SETI ha ancora rilevato segnali di comunicazione interstellare ma, come quasi sempre accade in ambito astronomico e spaziale, il vero guadagno risiede nel trasferimento tecnologico.

Ne è un esempio SETI@home, attivato nel 1999 allo scopo di fornire la potenza di calcolo necessaria all’analisi dell’enorme quantità di dati raccolti. L’obiettivo secondario, divenuto poi preponderante, era quello di dimostrare la fattibilità del concetto di calcolo volontario: tramite Internet, chiunque può partecipare all’elaborazione dei dati “prestando” il proprio PC alla ricerca scientifica. Tale concetto si è esteso successivamente ad altri ambiti della ricerca, come matematica e biologia molecolare, portando alla nascita dell’infrastruttura denominata BOINC che conta oggi 2 milioni di volontari attivi e produce una potenza di calcolo di 2,48 PetaFLOPS.

19 novembre 2006 | Categorie: Internet | Tag: , , , ,

«Porre fine alla criminalizzazione, sempre più pressante, degli utenti del P2P». È l’intento di scambioetico.org (www.scambioetico.org): non necessariamente una lotta al diritto d’autore ma una serie di linee-guida tracciate con l’intento di arrivare finalmente, in Italia, ad una legge che regolamenti l’utilizzo della tecnologia peer-to-peer come mezzo di diffusione delle opere di interesse culturale ed informativo, tuttavia senza intaccare il ritorno economico dei rispettivi autori.

Parte da qui il lavoro di TNT village (www.tntvillage.org), una comunità virtuale senza scopo di lucro che promuove lo scambio etico a fini culturali. Essa sopravvive grazie al lavoro (e alle donazioni) di migliaia di utenti italiani e ha un regolamento ben preciso: i membri non possono condividere qualunque cosa passi per il loro PC, come invece accade nell’utilizzo di altri protocolli/software quali eMule, WinMX, ecc. Ad esempio non è consentita la condivisione di musica e film prima di 18 mesi dalla data di uscita, né la condivisione di videogiochi che al momento dell’uscita abbiano avuto un prezzo inferiore ai 30€ a meno che non siano già trascorsi 5 anni dalla data di rilascio.

Una regolamentazione che ha l’intento di spingere il governo ad aggiornare la legislazione, ormai obsoleta, sul file-sharing.

Scambio “etico” ma comunque illegale, almeno per ora: la legge punisce chiunque utilizzi il proprio PC per condividere materiale protetto da copyright. Probabilmente è per questo che tntvillage.org ha scelto di sfruttare il protocollo BitTorrent. Il sito, centro fondamentale della comunità, non ospita il materiale condiviso (file .avi, .mp3 ecc.) ma solo i file .torrent contenenti i meta-dati che localizzano la risorsa e il PC che ne coordina la distribuzione. Di conseguenza il sito è relativamente legittimo in quanto non ospita direttamente materiale protetto dai diritti d’autore.

Nuovo materiale è reso disponibile quotidianamente, raccolto e suddiviso in categorie. E’ sufficiente scaricare il torrent-file ed aprirlo con un programma che supporti BitTorrent (ad esempio Azureus o il leggerissimo microTorrent). Viene creata automaticamente una rete tra gli utenti che stanno cercando di scaricare la risorsa ed essa viene prelevata sia dal PC dell’utente che ha iniziato la condivisione, sia da coloro che ne hanno parzialmente completato il download (leech). E’ buona prassi sostenere il sistema di scambio portando avanti la condivisione del file anche dopo il completamento del download, almeno fino a quando il numero di byte inviati eguaglia il numero di byte scaricati. Questo rapporto, che viene indicato come share-ratio (rapporto di condivisione), dovrebbe essere almeno pari a 1, almeno globalmente: se è così, significa che hai “restituto il favore”.

7 agosto 2006 | Categorie: DIY | Tag: , , ,

Questo semplice  trucco consente di collegare un computer dotato di uscita s-video ad un televisore provvisto di ingresso video composito, risolvendo il problema della visione in bianco e nero.

Nella connessione s-video (“separate video”, erroneamente nota anche come “super-video”) i segnali di luminanza e crominanza viaggiano su due coppie di conduttori separati. Nel video composito invece, i due segnali viaggiano sulla stessa linea. Per passare da un tipo di connessione all’altra i due segnali devono essere disaccoppiati, altrimenti l’immagine riprodotta sul televisore sarà in bianco e nero.

Schema elettrico

A questo scopo è sufficiente aggiungere un condensatore ceramico da 470pF connesso tra il conduttore di luminanza e quello di crominanza, in prossimità del connettore s-video. Una buona soluzione pratica può essere quella di modificare un adattatore SCART, saldando il condensatore al suo interno nella posizione opportuna, utilizzando poi un cavo s-video/s-video per la connessione.

Connettore s-video (Mini-DIN a 4 pin)

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